ANTEPRIMA(altre immagini in galleria foto) - 1 Marzo 2019 - Serata benefica Croce Azzurra

Il salame di Pursè negar

Eventi

A cura dell'azienda agricola dello spino fiorito.

Nel cuore della terra lombarda, il ritorno di una razza indigena, il Pursè Negar che per secoli ha fatto parte di un importante patrimonio suinicolo del nostro paese.

La riscoperta di tradizioni alimentari e antiche ricette come ulteriore garanzia di genuinità producono salumi ricchi di ‘retrogusto storico’, le cui carni del Pursé Negar presentano sapori e caratteristiche uniche:

•    Ottime qualità dietetiche per una maggiore concentrazione di acidi grassi insaturi, in particolare  omega 3 e omega 6
•    Sapidità e succulenza ineguagliabili: carni rosse e più gustose
•    Profumo intenso

Qualità che garantiscono un alimento sano e nutriente all’interno di una filiera controllata che porta alla tracciabilità di ogni prodotto.

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Cenni storici sul ‘ramo dello Spino Fiorito’
Uno dei  territori di provenienza della razza del “ Pursè Negar “ (razza nera di Garlasco) fu abitato già fin dalla preistoria. Passò nei possedimenti dell'Abbazia di San Colombano di Bobbio, fondata da San Colombano nel 614. Dopo la caduta dei Longobardi, ad opera di Carlo Magno, il Sacro Romano Impero costituì i Feudi Imperiali, all'interno della Marca Obertenga, con lo scopo di mantenere un passaggio sicuro verso il mare, assegnando Menconico, con molti dei territori limitrofi, alla famiglia dei Malaspina. Questo territorio fece parte del Marchesato dei Malaspina fin dalla sua istituzione nel 1164. Nelle divisioni tra i rami della famiglia, di cui la prima nel 1221 fu siglata nella casa dei marchesi proprio a Menconico, toccò al ramo dello Spino Fiorito e, tra i rami da esso generati, a quello dei Malaspina di Varzi. Questi ultimi si divisero a loro volta in tre rami, di cui uno ebbe il dominio del cosiddetto Terziere di Menconico. Questo ramo si estinse dopo tre sole generazioni, all'inizio del XIV secolo. Nonostante le proteste degli altri Malaspina, il feudo fu incamerato dal duca di Milano, e ne furono investiti gli Sforza di Santa Fiora, che in tal modo misero piede in questa zona: essi erano destinati a divenire feudatari di gran parte dell'alta valle Staffora (fino al 1797). Fece poi parte sotto i Savoia della Provincia di Bobbio inserita in Liguria sotto il dipartimento di Genova.

Un antico crocevia di genti e mercanti: la Via Francigena e la via del Sale
Due antichi camminamenti si sovrappongono in Valle Staffora: la Via Francigena e la Via del Sale. La via Francigena era la strada che da Roma, città papale, portava nell’Europa centro-occidentale. Già i Longobardi nel VII secolo usavano questa via per spostarsi lungo l’Italia, ma col tempo divenne netta la sua funzione di via di comunicazione dell’Europa centro-occidentale con il centro della cristianità, Roma, e, proseguendo a sud, con Gerusalemme. La ricostruzione dell’itinerario della Via Francigena si basa sul documento dell’Arcivescovo di Canterbury Sigerico, che nel 994 compilò un diario con tutte le tappe toccate lungo il tragitto da Roma a Calais (oltre 1600 km in 79 giorni). Da questa mappa risulta si evince che i pellegrini diretti a Roma si dirigevano verso Varzi, percorrendo quasi interamente la Valle Staffora per risalire il Passo della Scaparina e scendere a Bobbio in Val Trebbia, dove, nell’Abbazia di San Colombano sono tuttora custodite le spoglie di uno dei Santi più venerati nell’alto medioevo. Da qui il cammino proseguiva per Pontremoli dove si ricollegava al percorso tradizionale per raggiungere Roma. Varzi venne a trovarsi nell’incrocio chiave di queste antiche direttrici tanto da assumere un’importanza strategica per il traffico delle merci che percorrevano numerose varianti lungo i crinali dell’Oltrepò per raggiungere il mare dalla pianura padana e viceversa. La più preziosa fra queste merci era il sale, utilizzato per la conservazione dei cibi e l’olio ligure che insieme a lana, pellami e materie d’oltremare veniva scambiato con il vino e gli altri prodotti dei versanti padani. La posizione privilegiata della Valle Staffora la rende luogo storico di scambi e di incontri che ha saputo nel corso dei secoli raccogliere e conservare preziose testimonianze artistiche (luoghi fortificati, dazi, chiese e cappelle con i loro patrimoni pittorici e scultorei) lungo gli antichi percorsi che, dalla pianura padana lungo la Via del Sale, arrivano fino al mare.

Inizio:

Venerdì, 30 Gennaio 2015 21:00

Fine:

Venerdì, 30 Gennaio 2015 23:00
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